LA GALLERIA IL LEPRE
PRESENTA:

TERRITORIA

Arte e archeologia industriale
Niente muore quando ha avuto una vita

20 ottobre / 5 novembre 2017

ex officina dei tram, vicolo del Guazzo, Piacenza


ORARI DI APERTURA
venerdì e sabato: 10,00 - 12,30 / 16,00 - 19,30 domenica: continuato 10,30 - 18,00 per appuntamento: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì
tel. 335 5348453

www.galleriaillepre.com

Arte, il potere dell’immaginazione

Lo spirito - Arte non è esercizio asettico aulico e schivo che fugge dalla realtà. Arte non è bolla entro cui rifugiarsi. Scudo con cui ripararsi e celarsi allo scorrere del tempo, al divenire, al cambiamento che talvolta da bellezza si tramuta in rughe profonde di vita vissuta. Arte è tanto più arte quando attinge dalla vita quotidiana, quando da quelle rughe fa rinascere un’emozione e traccia una via nuova. Arte è tanto più arte quando attinge dal gesto, dalla sofferenza, dalla fatica, da un mondo che si è manifestato in una forma e che non sarà mai più come prima. Ma può essere altro. Arte è rinascita e per vederla l’occhio deve essere allenato, preparato, disponibile a cogliere uno spiraglio da cui risorgere. Se è arte la poesia quando vede nel gesto quotidiano un sospiro e un’emozione che senza la lente del poeta non riusciremo a far emergere in primo piano, allo stesso modo è arte quella pittura, quella scultura, quella fotografia che ci aiuta a travalicare il reale e a immaginare. Arte è il potere dell’immaginazione, è scoperta. Immaginazione, scoperta e così cammina l’umana arte.
Forme e materiali - Rinascono i materiali dalle vecchie forme. Si liberano da quegli schemi e dai contorni che abbiamo conosciuto per catturarne altri, plasmati dalla mano dell’artista, e così tornare ad avere una parte in commedia. Tornare ad avere una parte nella vita e cogliere il bisogno-desiderio umano dell’immaginazione. Materiali e forme che per l’artista si fanno anche medium per facilitare una forma di espressione del sé che ha al centro la perenne ricerca dei contenuti di un’umanità in bilico tra passato e futuro e che nel presente cerca il proprio equilibrio. La ricerca di un modo altro del sé accomuna quattro artisti che per ridare corpo, sostanza, espressione fantastica e reale insieme partono da punti di vista diversi arrivando allo stesso approdo: trasformazione del reale per individuare i contorni di nuovi spazi del pensiero e anche dell'anima.
Il senso della vita e della rinascita - Pittura, scultura e fotografia: tre arti insieme. Tre arti diverse che, intersecandosi come in un incontro casuale, trovano un terreno comune di comunicazione nel quale la parola d’ordine è tenere insieme l’interiorità dell’essere e l’esteriorità di un paesaggio che con tanti rimandi e citazioni raccoglie le forme, le vite, il sentire delle persone che lo vivono. Un doppio significato quello delle opere che saranno esposte e del luogo che le ospita. Paesaggi urbani, materie che hanno vissuto altre vite e che si reinventano in nuove forme, immagini ripetitive di luoghi trasformati dall'uomo che però non hanno perduto la loro primaria essenza, tele spezzate da un filo tanto esile quanto preciso e tagliente, confine impalpabile, ma talvolta invalicabile, che separa interiorità ed esteriorità. Uomo dicotomico che si rifugia nel proprio io e al contempo cerca il magma che lo circonda. Che ci resta da fare? Quali spazi ci sono ancora per noi. Niente muore quando ha avuto una vita...
Il luogo - Ci sono inerti spazi che hanno invece tanta vita davanti perche’ traggono forza dalla traccia di tante vite che lì hanno trovato espressione. Ed è il caso dell’ex officina di tram d’inizio Novecento che ospiterà “Territoria”. Luogo non luogo con un grande passato e un indefinito futuro. Anche i luoghi, come i materiali possono rinascere e se i due elementi si sommano è dirompente la forza che trasmettono. Segno dal passato è la lavagna alla parete su cui appuntare il lavoro della giornata. Quasi un taccuino collettivo. Da entrambi i componenti di “Territoria”, luogo e artisti, la Galleria “Il Lepre” apre la strada alla rivisitazione e, perché no, alla rivitalizzazione di luoghi urbani dimenticati, spinti nell’oblio, ma che nel terzo millennio possono avere molto da raccontarci ed emozionarci. Uno spazio della down-town piacentina che schiaccia l’occhio a chiunque abbia tanta sensibilità da accorgersi che nulla di ciò che esiste può perdersi. A una condizione che a guardare sia quell’occhio attento che, come una poesia, riesce a cogliere le sfumature di un banale gesto quotidiano. Niente muore quando ha avuto una vita…

Antonella Lenti